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Tra Monti

Itinerari tra generazioni lungo i crinali della Val di Vara

PIEVE DI ZIGNAGO - MONTE DRAGNONE - PIEVE DI ZIGNAGO

Lunghezza 6 km
Tempo di percorrenza 3,00 ore
Difficoltà E
Segnavia 18/NO

Si tratta di un percorso ad anello molto bello, soprattutto da un punto di vista naturalistico e per i grandiosi scorci panoramici. La salita si sviluppa lungo le pendici del monte Dragnone, completamente coperta da una folta pineta, fino alla cima dove sorge un santuario ottocentesco.
Il sentiero inizia alla sinistra del campanile della chiesa parocchiale di san Pietro Apostolo, a Pieve di Zignago (628 m), sotto forma di una stradina asfaltata che taglia in leggera salita il borgo. Dopo aver superato alcune villette, la strada si trasforma in un’ampia sterrata, contraddistinta dal classico segnavia bianco-rosso del CAI.
Dopo aver superato una modesta edicola votiva sulla nostra sinistra, ci addentriamo in un folto bosco misto, popolato da esemplari di Cerro, Roverella, Carpino Nero, Castagno e Acero Campestre, ciò che rimane della foresta originale che un tempo ricorpriva tutta la zona. A un certo punto ci imbattiamo, sulla destra, su una grande formazione rocciosa isolata, chiamata Zampa du Diavu, oggetto di una leggenda popolare (vedi box).
Dopo pochi passi la sterrata comincia a salire, prima dolcemente, poi in maniera più decisa, lungo il contrafforte sud-occidentale del monte Dragnone. Ai lati ci accompagna una vegetazione arbustiva ricca di piante di Elicriso, Ginestra Spinosa e Ginestra dei Carbonai. Sulla sinistra, verso ovest, laddove la vegetazione lo consente, la vista spazia sulle sottostanti valli dello Zignago, attraversati dal torrente Mangia, caratterizzati da ampie aree destinate al pascolo.
Ben presto il bosco misto lascia spazio alla pineta che avvolge quasi completamente il monte Dragnone fino alla vetta. Si tratta di un bosco costituito esclusivamente da alti alberi di Pino Nero, una pianta dalla chioma di un intenso verde scuro e dalla corteccia grigio chiara. Il bosco è frutto di un rimboschimento operato, negli anni Cinquanta del secolo scorso, dal Corpo Forestale dello Stato.
Dopo qualche minuto arriviamo su uno spiazzo (747 m), su cui sorgono i resti di una piccola Palestra nel Verde, ci troviamo di fronte a un bivio. Davanti a noi c’è il sentiero n. 18, che conduce al monte Castellaro (e, da qui, sull’Alta via dei Monti Liguri), ma che noi per il momento ignoriamo (lo percorreremo, in senso contrario, al ritorno). Svoltiamo invece a destra dove si distacca una mulattiera più stretta e molto ripida. Un segnale, dopo pochi passi, indica che la cima del monte Dragnone è a quaranta minuti di cammino.
L’ascesa si fa via via più impegnativa e procede seguendo ampi tornanti che risalgono le pendici sotto la pineta. Durante la salita, ai lati della sterrata non è infrequente imbattersi in ordinati depositi di tronchi tagliati, a testimonianza che in questa zona la produzione di legname è un’importante risorsa economica. Da notare che in questo tratto non c’è traccia di segnavia.
Dopo una trentina di minuti di cammino, improvvisamente il bosco scompare e lascia spazio a un ambiente aspro e roccioso, da dove si gode un magnifico colpo d’occhio sul vicino monte Castellaro e, più a nord, sui maestosi contrafforti del monte Gottero. Ancora pochi passi e siamo sulla vetta del monte Dragnone (1012 m), dove, su una modesta spianata erbosa, sorge un piccolo santuario. Qualche minuto per godere lo splendido panorama che spazia a 360 gradi su tutta l’Alta e Media Val di Vara, quindi ripartiamo, prendendo la mulattiera che scende lungo il versante settentrionale del monte.
Il percorso coincide con la via Crucis (durante il cammino incontriamo infatti le consuete quattordici stazioni, caratterizzate da moderni bassorilievi che illustrano la passione di Cristo), a cui si accede dopo aver superato un cancelletto, e procede lungo una ripida discesa con un andamento a zig zag. L’ambiente, inizialmente aspro e roccioso, ritorna a essere, via via che scendiamo, quello della pineta. Dopo una decina di minuti arriviamo alla Foce del Castellaro (865 m), ai piedi del monte omonimo, dove sorge una cappelletta utilizzabile anche come riparo.
Un attimo di sosta, poi riprendiamo in senso inverso il sentiero n. 18, proveniente da Pieve di Zignago. Dopo qualche minuto di discesa ci troviamo a superare, con un secco saliscendi, un ampio fronte franoso. Lasciata alle spalle la pietraia, incontriamo nuovamente una sterrata che, dopo aver attraversato un’area boschiva mista, sbuca nello spiazzo da cui si distacca la mulattiera che sale alla vetta del monte Dragnone. Riprendiamo così la carrareccia che avevamo percorso all’inizio del nostro cammino e, dopo una ventina di minuti, ci ritroviamo a Pieve di Zignago.

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